L’ombra lunga di Tangentopoli sulla politica italiana.
Il 17 febbraio 1992, con l’arresto di Mario Chiesa, prendeva il via Mani Pulite, l’inchiesta giudiziaria che avrebbe scoperchiato il sistema di corruzione della Prima Repubblica, travolgendo i partiti storici e cambiando per sempre il rapporto tra politica, magistratura e opinione pubblica. A trent’anni di distanza, il giudizio su quella stagione resta controverso: se da un lato ha avuto il merito di smascherare un sistema diffuso di tangenti, dall’altro ha lasciato in eredità un paese con una politica più debole e una magistratura sempre più protagonista.Oggi, l’Italia non è uscita completamente dall’ombra di Tangentopoli: il dibattito politico è ancora condizionato dalla giustizia penale, il rapporto tra magistratura e potere legislativo resta teso e il giustizialismo continua a essere una forza politica trasversale. Ma è stato davvero Mani Pulite a cambiare l’Italia, o ha semplicemente rivelato una fragilità strutturale della nostra democrazia?
Mani Pulite e la fine della Prima Repubblica
L’Italia dei primi anni ’90 era un paese dove la corruzione era sistemica, ma anche tollerata. Le tangenti erano parte del finanziamento illecito ai partiti e il concetto stesso di tangente era spesso visto come una prassi consolidata piuttosto che come un reato. Quando i magistrati di Milano iniziarono a indagare, si trovarono di fronte a una rete di relazioni tra imprenditori e politica che coinvolgeva i principali partiti di governo.La Democrazia Cristiana e il Partito SocialistaItaliano furono i più colpiti, con decine di esponenti di primo piano travolti dagli scandali. Il PSI di Bettino Craxi fu il principale bersaglio mediatico, con il leader socialista costretto alla fuga in Tunisia, dove morì in esilio nel 2000. La DC, pilastro della Prima Repubblica, si sgretolò in una diaspora di formazioni minori. I grandi partiti riformisti e di governo scomparvero nel giro di pochi anni, lasciando spazio a una nuova classe politica spesso più inesperta e priva di una visione organica del Paese.
L’uso politico della giustizia: il ruolo della magistratura
Uno degli aspetti più controversi di Mani Pulite fu il ruolo giocato dalla magistratura. Il pool milanese, guidato da Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo, Gherardo Colombo e Francesco Saverio Borrelli,adottò una strategia investigativa aggressiva, basata su arresti preventivi e pressioni sugli indagati per ottenere confessioni. Il messaggio era chiaro: chi parlava, usciva di galera; chi resisteva, restava dentro.La carcerazione preventiva divenne uno strumento di pressione per far emergere nuovi nomi, creando un effetto domino che amplificò lo scandalo. Questa metodologia, seppur efficace nel breve termine, sollevò gravi dubbi sul rispetto delle garanzie costituzionali e contribuì a creare un clima di sospetto generalizzato.La magistratura assunse così un ruolo da protagonista non solo nella lotta alla corruzione, ma anche nella ridefinizione degli equilibri politici. Con la crisi della Prima Repubblica, i magistrati divennero il nuovo riferimento morale per un’opinione pubblica esasperata dagli scandali. Tuttavia, questo spostamento di potere contribuì a minare la fiducia nella politica e a rafforzare una cultura dell’antipolitica che si sarebbe radicata nei decenni successivi.
La crisi della politica e l’ascesa del populismo giustizialista
L’effetto più duraturo di Mani Pulite fu la delegittimazionedella politica tradizionale. La scomparsa dei partiti storici lasciò un vuoto che fu riempito da nuove formazioni politiche spesso costruite attorno a leader carismatici e all’idea di una contrapposizione netta tra “onesti” e “corrotti”.
Questo schema si è riproposto più volte nella storia recente del paese. Dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994, con la sua retorica contro i “comunisti” e i “magistrati politicizzati”, fino all’ascesa del Movimento 5 Stelle, che ha fatto della lotta alla “casta” il suo principale cavallo di battaglia, il giustizialismo è diventato un’arma politica efficace per conquistare consenso.
lI problema è che questa impostazione ha spesso prodotto più distruzione che riforme. La lotta alla corruzione è sacrosanta, ma negli ultimi trent’anni si è assistito a una continua emergenza giudiziaria che ha impedito alla politica di costruire un sistema più trasparente e funzionante. Il risultato è stato un paese con una burocrazia paralizzata dalla paura di firmare atti, un’imprenditoria diffidente verso il settore pubblico e una politica incapace di affermare la propria autonomia rispetto ai tribunali.
Come uscire dall’ombra di Tangentopoli
Se c’è una lezione da imparare da Mani Pulite, è che la lotta alla corruzione non può essere affidata solo alla magistratura. La politica deve riprendersi il suo ruolo, non in senso di impunità, ma di capacità di autoriformarsi e di creare meccanismi di controllo realmente efficaci.Negli ultimi anni, la riforma della giustizia è tornata al centro del dibattito, ma con approcci spesso strumentali. Si è parlato di separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, di revisione dell’abuso d’ufficio e di responsabilità civile dei magistrati, ma senza mai affrontare il nodo vero: il riequilibrio dei poteri tra politica e giustizia.Per chiudere davvero la stagione di Tangentopoli, serve una politica più responsabile e una magistratura più consapevole del suo ruolo. Il rischio, altrimenti, è quello di rimanere bloccati in un eterno presente, dove la giustizia si sostituisce alla politica e la politica delegittima se stessa in una spirale senza fine.Il vero cambiamento arriverà quando la politica tornerà a essere autorevole senza bisogno di nemici da combattere e quando la giustizia tornerà a svolgere il suo ruolo senza trasformarsi in un attore politico. Solo allora potremo dire di essere usciti davvero dall’ombra lunga di Tangentopoli.
Il carcere di Baldenich a Belluno, edificato nel 1933, si trova oggi al centro di un quartiere residenziale e commerciale, una posizione che solleva molte preoccupazioni tra i residenti locali. Inizialmente situato in una zona prevalentemente agricola, l’area circostante ha subito una significativa trasformazione urbanistica nel corso dei decenni.
Le condizioni strutturali dell’istituto sono ormai obsolete, e le moderne esigenze della disciplina penitenziaria richiedono strutture più adeguate. L’introduzione di misure alternative alla detenzione, come i lavori di pubblica utilità, evidenzia la necessità di un ripensamento degli spazi e delle funzioni carcerarie.
Una soluzione potrebbe essere la costruzione di un nuovo carcere in una zona periferica, come Levego, con un investimento stimato di circa 40 milioni di euro, prendendo come riferimento il recente istituto di Verziano. Questo permetterebbe di destinare l’area attualmente occupata dal carcere a nuovi progetti edilizi, come abitazioni a canone calmierato o case popolari, rispondendo alla crescente domanda abitativa.
Sappiamo che la competenza in materia è statale, ma se avessimo dei parlamentari capaci ed attenti al territorio potremmo fare “pressione” sul Ministero della Giustizia e sul DAP.
Un’altra questione rilevante è l’assenza di una REMS (Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza) a Belluno. Attualmente, l’unica struttura di questo tipo in Veneto si trova presso l’ULSS 9 di Verona. L’istituzione di una REMS nel territorio bellunese rappresenterebbe un investimento significativo, offrendo opportunità di lavoro e garantendo cure adeguate ai detenuti affetti da infermità mentale.
È fondamentale che le autorità locali e nazionali collaborino per affrontare queste sfide, promuovendo soluzioni che migliorino la qualità della vita dei cittadini e garantiscano un sistema penitenziario più moderno ed efficiente.
Luigi Filippo Daniele
Il 3 febbraio 1991, il Partito Comunista Italiano (PCI), il più grande partito comunista dell’Occidente, si trasformò ufficialmente nel Partito Democratico della Sinistra (PDS), aderendo all’Internazionale Socialista. Questa svolta, promossa dal segretario Achille Occhetto, mirava a rinnovare il partito in risposta ai cambiamenti geopolitici seguiti alla caduta del Muro di Berlino. Tuttavia, una minoranza interna, contraria a questa linea, fondò nello stesso anno il Partito della Rifondazione Comunista (PRC).
L’Alleanza dei progressisti
L’Alleanza dei Progressisti fu la coalizione di centrosinistra che si presentò alle elezioni politiche del 1994, le prime della Seconda Repubblica dopo l’introduzione della nuova legge elettorale maggioritaria (Mattarellum). La coalizione era guidata da Achille Occhetto, segretario del Partito Democratico della Sinistra (PDS), e comprendeva diverse forze politiche di sinistra e centro-sinistra, tra cui Rifondazione Comunista, i Verdi; mentre il Partito Popolare Italiano (PPI) e il Patto Segni crearono un Terzo Polo (Patto per l’Italia) alternativo a Berlusconi ed Occhetto. Il Patto per l’Italia raggiunse circa il 15% alle elezioni del 1994.
Queste elezioni segnarono una svolta nella politica italiana, sancendo la fine della Prima Repubblica e l’ascesa del Polo delle Libertà, la coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi.L’Alleanza dei Progressisti ottenne un risultato inferiore alle aspettative, arrivando seconda con il 34,3%dei voti alla Camera e il 32,6% al Senato, mentre la coalizione di centrodestra conquistò la maggioranza in entrambe le camere. Il sistema elettorale, fortemente influenzato dalla componente maggioritaria, penalizzò ulteriormente il centrosinistra, che si ritrovò con meno seggi rispetto alla somma dei voti ottenuti. Uno dei problemi principali per la coalizione fu la mancata unità tra le diverse anime della sinistra e del centro, con il PPI e il Patto Segni che si presentarono da soli, mentre Rifondazione Comunista, pur sostenendo Occhetto, rimase su posizioni più radicali. Questi fattori contribuirono alla sconfitta e all’impossibilità di contrastare il rapido successo di Berlusconi e della sua nuova formazione politica, Forza Italia.lI risultato del 1994 segnò anche la fine della leadership di Occhetto e aprì una fase di riflessione per la sinistra italiana, che nei successivi anni avrebbe cercato nuove strategie per contrastare il centrodestra, portando alla nascita dell’Ulivo di Romano Prodi nel 1996.
L’Ulivo e l’Unione.
Negli anni successivi, il panorama politico italiano vide la nascita di coalizioni di centro-sinistra per contrastare l’ascesa del centro-destra guidato da Silvio Berlusconi. Nel 1995, Romano Prodi promosse la formazione de “L’Ulivo“, un’alleanza che includeva vari partiti riformisti e progressisti, tra cui il PDS, il Partito Popolare Italiano (PPI), i Verdi e altre formazioni minori. L’Ulivo vinse le elezioni politiche del 1996, portando Prodi alla presidenza del Consiglio.Nel 2005, per rafforzare l’unità del centro-sinistra, nacque “L’Unione“, una coalizione più ampia che, oltre ai partiti dell’Ulivo, comprendeva anche Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI) e l’Italia dei Valori (IdV). L’Unione vinse le elezioni del 2006, riportando Prodi al governo.
La nascita del Partito Democratico.
Il 14 ottobre 2007, dalla fusione dei Democratici di Sinistra (DS), eredi del PDS, e della Margherita, partito centrista nato dall’unione del PPI con altre formazioni, nacque il PartitoDemocratico(PD). Walter Veltroni, proveniente dai DS, fu eletto primo segretario del nuovo partito.
Il Partito Comunista Italiano raggiunse il suo massimo nelle elezioni del 1976 quando raggiunse il 34%.
Il Partito Democratico della Sinistra (PDS) alle elezioni politiche del 1992 ottenne circa il 16% dei voti, consolidando la sua posizione come principale forza della sinistra italiana.Partito della Rifondazione Comunista (PRC) nelle stesse elezioni del 1992 raccolse circa il 5,6% dei consensi, rappresentando l’ala comunista rimasta fedele ai principi originari.L’Ulivo nelle elezioni del 1996 ottenne il 45,6% dei voti nella quota maggioritaria della Camera dei Deputati, permettendo a Romano Prodi di formare il governo.Mentre l’Unione alle elezioni del 2006 vinse con una stretta maggioranza, ottenendo il 49,8% dei voti alla Camera e il 158 seggi su 315 al Senato.Infine il Partito Democratico (PD) alle elezioni politiche del 2008, guidato da Veltroni, ottenne il 33,2% dei voti alla Camera, affermandosi come il secondo partito italiano dopo il Popolo della Libertà di Berlusconi. Raggiunse il suo apice alle elezioni europee del 2014 quando raggiunse più del 40% grazie alla politica pragmatica di Matteo Renzi. Questi passaggi segnano l’evoluzione della sinistra italiana e del csx negli ultimi decenni, caratterizzata da trasformazioni interne e alleanze strategiche per rispondere ai mutamenti dello scenario politico nazionale e internazionale.
In realtà dopo lo scandalo di Tangentopoli nei primi anni ’90, il panorama politico italiano, in particolare l’area del centro-sinistra, ha vissuto una fase di frammentazione e riorganizzazione. Come abbiamo visto Romano Prodi è stata una figura chiave nel riunire queste forze, portando alla formazione de “L’Ulivo” nel 1995 e successivamente del PartitoDemocratico(PD) nel 2007. Il Partito Democratico, in un sistema sempre più bipolare e maggioritario, doveva funzionare da contenitore per tutto il centro sinistra, una sorta di partito dell’ulivo, capace di unire le diverse anime pluraliste della galassia dei progressisti. Il Pd non doveva essere un partito del csx, e nemmeno il partito egemone, ma doveva essere il Centro Sinistra. Dal Pd però molte forze politiche si distaccarono, a volte perché ritenuto troppo Centrista (è il caso di Liberi e Uguali o SEL)
Il Movimento 5 Stelle: una nuova forza politica di estrema sinistra?
Nel 2009, Beppe Grillo, noto comico e attivista, ha fondato il Movimento 5 Stelle (M5S) con l’obiettivo di contrastare il sistema politico tradizionale italiano. Il M5S si è distinto per la sua critica alla classe politica esistente e per la promozione di temi come l’acqua pubblica, l’ambiente, la connettività, i trasporti e lo sviluppo sostenibile.
La collocazione ideologica del M5S è stata oggetto di dibattito. Alcuni lo considerano un movimento populista e qualunquista, data la sua retorica anti-establishment e la mancanza di una chiara collocazione nello spettro politico tradizionale. Altri ritengono che abbia adottato posizioni sia di sinistra che di destra, rendendo difficile una classificazione univoca (di destra perché governò con la lega nel 2018-2019). Anche se ad oggi, Nel 2025, in seguito alle elezioni europee, i 5 Stelle aderiscono al gruppo della Sinistra al Parlamento europeo NGL.
Per al prima volta si presentò alle Elezioni politiche 2013, Il M5S ha ottenuto circa il 25,5% dei voti, emergendo come una delle principali forze politiche italiane.
Alle elezioni europee 2014 ha raggiunto il 21,2% dei consensi, confermando la sua rilevanza nel panorama politico nazionale.
Nel 2018 il movimento ha registrato il suo massimo storico con il 32,7% dei voti, diventando il primo partito in Parlamento.
Alle elezioni politiche 2022 Il M5S ha subito un calo significativo, ottenendo circa il 15,4% dei voti.
Alleanza Verdi e Sinistra
Negli ultimi anni, sono emerse nuove formazioni politiche nell’area della sinistra italiana. Una di queste è l’Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), costituita nel 2022 dalla collaborazione tra Europa Verde e Sinistra Italiana. L’AVS si propone come una forza ecosocialista, focalizzata su temi ambientali e di giustizia sociale.
Questa evoluzione quindi riflette la continua trasformazione del panorama politico italiano, con la nascita di nuove forze che cercano di rispondere alle sfide contemporanee e alle esigenze dell’elettorato. Tratteremo in un capitolo separato la questione del terzo polo, dei centristi Liberaldemocratici, dei Socialisti (PSI, SDI, SI, NUOVO PSI 2008).
Articolo di Giuseppe Maria Toscano e Gabriele Zammillo.
Il contesto
La duplice transizione, verde e digitale, rappresenta una sfida e un’opportunità epocale per l’Italia e l’Europa. Di certo c’è che in un contesto come quello del nostro Paese, tendenzialmente gerontocratico e poco incline a dare spazio decisionale, pur dando talvolta spazio per pareri facoltativi e mai vincolanti ai giovani, le nuove generazioni debbono darsi da fare, o strafare, per far sapere di esistere e di pensarla in un certo modo.
Il Consiglio nazionale dei Giovani ha la virtù di obbligare coloro i quali lavorano nelle stanze dei bottoni ad ascoltare con garbo istituzionale queste opinioni che altrimenti, se contrarie ad un certo ordine di idee e programmi tendenzialmente conservatrici dello status quo ( e questo vale da destra a sinistra), sarebbero sbolognate come fastidiose, pretestuose o idealiste. In questo contesto, nel Piano Nazionale Giovani, redatto grazie al lavoro delle commissioni del Cng, al fine di dare al legislatore raccomandazioni pensate dai giovani, c’è spazio anche per alcune proposte legate al mondo dell’ambiente e dell’agricoltura.
Arcinoto e quasi retorico è declinare come questo tema sia più vicino a questa e meno a quell’altra parte di popolazione, forse per ragioni più di necessità che di virtù (avere ancora un luogo in cui abitare, sic!), ma comunque, evidentemente, per ragioni valide.
Abbiamo visto qualcuno bloccare le strade, da qui la legge anti-Gandhi varata dal governo.
Abbiamo visto qualcuno imbrattare le opere d’arte, da qui lo sdegno e l’ira funesta di sessanta milioni di italiani, divenuti come per magia ferventi amanti e cultori d’ogni forma d’arte.
I gesti eroici però, evidentemente, talvolta servono. Oggi il problema climatico e ambientale, responsabili anche i disagi a intermittenza degli ultimi mesi che hanno sparpagliato terrore per l’avvenire incerto e sdegno per la mala gestio di ogni forma di amministrazione, è tema rispetto a cui nessuno, più o meno scettico, può decidere di non rapportarsi.
A questo punto il Cng, nella commissione ambiente-agricoltura – di cui lo scrivente fa parte – quale organo di democrazia, l’inclito studio greco vecchio di qualche millennio, ha deciso di contribuire, aggiungendo ulteriore carne al fuoco, con alcune proposte per le istituzioni, praticando un esercizio particolarmente sconosciuto in questo Paese, ovvero la comprensione e l’esercizio del fatto che, se si vuol mutare qualche cosa, non si può solo distruggere ma si deve anche proporre e costruire.
Alcune proposte:
Da qui le proposte trasversali, brevemente enunciate di seguito a scopo di pubblicità e, eventualmente di riflessione, con, però un’importante nota bene iniziale:
Volendo stimolare nel lettore la curiosità di informarsi circa quest’organo di rappresentanza fondamentali per le associazioni giovanili, le proposte saranno riportate solo parzialmente, invitando quindi il lettore a documentarsi sul sito ufficiale del Consiglio, dove potrà trovare il documento per esteso.1)Rigenerazione delle aree rurali, specie nelle zone economicamente più fragili del Paese, che passi attraverso interventi strutturali di rifacimento della reteinfrastrutturale per facilitare la mobilità interna e rendere le periferie territoriali più accessibili per la creazione di nuovi posti di lavoro.2)Incentivi destinati unicamente ai giovani residenti per restare e lavorare nei territori di provenienza e sviluppare un forte legame identitario con le zone di provenienza.3)Istituzione di un Fondo nazionale dedicato alla formazione dei giovani nelle competenze legate alla transizione ecologica o alla sostenibilità ambientale, per fare in modo che la classe dirigente del nostro Paese, in vista della neutralità climatica prevista dall’Unione Europea prevista per il 2050, arrivi il meno possibile impreparata..4)Istituzione di un Fondo ad hoc per sostenere le iniziative volte a preparare i giovani alla comprensione e al corretto utilizzo dell’intelligenza Artificiale (A. I. ) nei vari contesti (ia nelle scuole, progetti di mobilità, potenziamento del dottorato nazionale in IA, formazione nelle pa e nelle imprese, corsi IST focalizzati in IA).
Il 2025 sarà un anno molto importante. Noi la nostra voce, con alcune proposte, di certo migliorabili ed estendibili l’abbiamo fatta, ora la palla passa al governo.a sinistra Giuseppe Maria Toscano, Federazione Giovani Socialisti Veneti
“Sorvegliare e punire: Nascita della prigione”di Michel Foucault è un’opera fondamentale nella storia del pensiero moderno, pubblicata per la prima volta nel 1975. Il libro si addentra nell’analisi delle trasformazioni delle pratiche punitive e del loro ruolo all’interno delle relazioni di potere nella società. Foucault esplora la storia della punizione, passando dalle esecuzioni pubbliche alla nascita del sistema carcerario moderno, e introduce il concetto di panoptismo.Il panoptismo, derivato dal panopticon – un tipo ideale di prigione progettato per permettere la sorveglianza costante dei detenuti – diventa una metafora potente del controllo sociale onnipresente nella società moderna. Foucault sostiene che il passaggio da forme di punizione fisica a sistemi di rieducazione e sorveglianza riflette una trasformazione nelle tecniche di esercizio del potere.L’opera di Foucault è una critica incisiva delle istituzioni punitive e del loro impatto sulla vita degli individui. Egli sostiene che il cambiamento nelle pratiche punitive segni il passaggio a una società disciplinare, dove il controllo sul corpo e sulla mente degli individui diventa un mezzo primario attraverso il quale il potere si manifesta.
“Sorvegliare e punire” non è solo un’analisi storica, ma anche un testo che invita alla riflessione critica sulle strutture di potere e sulle dinamiche di sorveglianza e controllo. Foucault ci spinge a considerare come queste pratiche influenzino profondamente la nostra vita quotidiana, specialmente nell’era digitale, e le implicazioni che hanno per la libertà personale.
Sorvegliare e punire è dunque un testo che rimane estremamente attuale e provocatorio. Offre una prospettiva critica sulle modalità con cui il potere si insinua e si esprime nelle strutture sociali, e stimola una riflessione sulle pratiche di libertà e resistenza in risposta alle forme pervasive di controllo e sorveglianza. È un’opera che invita a ripensare il nostro ruolo all’interno di questi sistemi di potere e a esaminare criticamente le istituzioni e le pratiche sociali che contribuiscono a mantenere e rafforzare specifiche relazioni di potere.
Chi fu Michel Foucault?
Michel Foucault è stato un influente filosofo, storico delle idee, teorico sociale e critico letterario francese. Nato a Poitiers il 15 ottobre 1926, crebbe in una famiglia di medici, ma si distinse per il suo interesse per la storia e la filosofia. Studiò all’École Normale Supérieure, dove affrontò problemi di depressione e tentò il suicidio più volte. Foucault è noto per i suoi studi critici sulle istituzioni sociali, in particolare la psichiatria, la medicina, le scienze umane, il sistema carcerario e la storia della sessualità. La sua opera principale, “Storia della follia nell’età classica”, fu pubblicata nel 1961. Tra le sue altre opere significative ci sono “Le parole e le cose” e “Sorvegliare e punire“.
ECONOMIA POLITICA
IL LIBERISMO NELL’ECONOMIA
Adam Smith fu uno dei principali esponenti del liberismo economico. Nacque nel 1723 nei pressi di Edimburgo dove morì nel 1790. Diventò professore di retorica e letteratura ad Edimburgo nel 1748, dove, nel 1759 , scrisse “La Teoria dei Sentimenti Morali” un’opera di filosofia morale e nel 1776 la sua celeberrima opera “La Ricchezza delle Nazioni”.
É nella Ricchezza delle Nazioni che Smith enuncia il principio della mano invisibile del mercato : << chiunque impieghi il suo capitale per sostenere l’attività produttiva interna si sforza necessariamente di dirigere tale attività in modo tale che il suo prodotto sia il massimo possibile. Egli non intende, in genere, perseguire l’interesse pubblico, né è consapevole della misura in cui lo sta perseguendo . Egli mira solo al proprio guadagno ed è condotto da una mano invisibile a perseguire un fine che non rientra nelle sue intenzioni. Né il fatto che tale fine non rientri sempre nelle sue intenzioni è sempre un danno per la società. Perseguendo il suo interesse, egli spesso persegue l’interesse della società in modo molto più efficace di quanto intende effettivamente perseguirlo. Io non ho mai saputo che sia stato fatto molto bene da coloro che affermano di operare per la felicità pubblica>>(1)
–LA TEORIA DELLA MANO INVISIBILE.
Un’ economia di mercato dunque è definita come un sistema in cui gli agenti economici, come famiglie ed imprese, decidono liberamente di comprare, per chi lavorare, cosa produrre e chi assumere liberaliter.
Nell’economia di mercato, pertanto, vi sono due principi peculiari: il primo è il principio della mano invisibile , il secondo è l’ eterogenesi dei fini. Secondo il principio della mano invisibile l’interazione sul libero mercato degli agenti economici, ciascuno è mosso soltanto dal proprio <<self interest>> e determina il massimo benessere possibile per l’intera collettività. L’ Eterogenesi dei fini enuncia il principio secondo cui il mercato risponde ad un principio d’ordine generale al di là dei fini consapevolmente perseguiti dagli agenti economici.
Secondo Smith quindi il meccanismo strumentale attraverso cui agisce la mano invisibile è il sistema dei prezzi che si formano sul libero mercato fondato sul rapporto domanda-offerta. Secondo Smith, ripercorrendo il solco della filosofia utilitaristica di Bentham, l’uomo è individualista ed egoista, l’unico fine a cui si tende è quello del massimo interesse-vantaggio personale, tuttavia, perseguendo un fine individualistico, ciò giova anche alla società indirettamente : <<Non è della benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dalla considerazione del loro personale interesse. Non ci rivolgiamo alla loro umanità ma al loro amor di sé stessi e parliamo dei loro vantaggi e mai delle nostre necessità>> e ancora <<L’uomo ha quasi sempre bisogno dell’aiuto dei suoi simili e lo aspetterebbe invano dalla sola benevolenza: avrà molta più probabilità di ottenerlo rivolgendo a suo favore l’amor proprio altrui >>(2)
Si afferma il libero arbitrio ma le scelte individuali, pur perseguendo l’interesse personale, devono sottostare all’interesse collettivo.
–Che cosa significa L’amor di se stessi?
Nella “ricchezza delle nazioni” Adam Smith parla di amor per se stessi, perché, pur dicendo che da un lato l’uomo è un animale sociale(3), tuttavia dall’altro riconosce che il funzionamento del mercato è regolato e governato da una serie di principi che non si riducono al “self love”, ovvero diretto alla soddisfazione dei bisogni naturali. Smith distingue tra <<Social passions>> e <<Unsocial Passions>>: riguardo alle unsocial passions Smith afferma: “our symphathy is divided between the person who feels them and the person who is the object of them”, nel caso delle social passions Smith dice “our sympathy is reinforced”.
–Divisione del Lavoro.
Alla divisione del lavoro Smith attribuisce un’importanza fondamentale, tanto da inserirla all’apertura del suo saggio. Non fu il primo a intuirlo, si pensi a Platone o a Menenio Agrippa ma fu il primo a sistematizzarla. Smith ritiene che la causa principale del progresso stia nelle capacità produttive del lavoro; de facto, il suo concetto di divisione del lavoro anticipa quelle che furono le correnti fordiste. Egli sostiene che la specializzazione del lavoro in tanti sotto lavori di minor difficoltà e maggior monotonia facilitino il processo produttivo in quanto evitano uno spreco dei tempi.
L’uomo è portato a fare ciò di cui è capace, cercando di ottenere dal proprio tempo il massimo consentito dalle sue capacità, affinché la sua produzione sia la maggiore possibile. In questo modo, ratione materiae, mediante il mercato, l’uomo potrà scambiare ciò che ha prodotto in tempi brevi con merci che avrebbe prodotto in più tempo. Questa è la tendenza che viene oggi amplificata dalla maggior tecnicizzazione del lavoro, determinata dal fatto che la società diventa via via più complessa ed assume nuove esigenze.
Smith prende come esempio il semplice mestiere dello spillettaio: un operaio non addestrato a questo compito e non abituato ad usare le macchine che vi si impiegano, applicandosi al massimo difficilmente riuscirà a fare uno spillo al giorno. Se, invece, un uomo trafila e il metallo, un altro raddrizza il filo ed un terzo rotaia mentre un quarto gli fa la punta ed un quinto la schiaccia l’estremità dieci persone possono arrivare a fabbricare più di 48.000 spilli al giorno. Ciascuno, in questo modo, potrebbe fabbricare 4.800 spilli al giorno grazie ad un’adeguata divisione E combinazione delle operazioni diverse.
-La moneta.
Per soddisfare i propri bisogni, ciascun soggetto non può contare semplicemente su ciò che ha prodotto ma dovrà effettuare scambi con altri lavoratori. La tendenza dell’uomo è stata quella per secoli di conservare merci che si potessero dividere e scambiare più facilmente come i metalli. Successivamente, sui metalli venne imposta una coniatura come strumento di controllo del relativo peso reale per evitare delle frodi. Questa tendenza si è protratta sino ai giorni nostri con sistemi di coniatura sempre più efficienti fino ad arrivare al sistema monetario attuale. Smith analizza dunque la quantità di moneta da utilizzare negli scambi cioè il prezzo delle merci. Esistono due tipologie di prezzo:
a)Il prezzo reale: direttamente proporzionale alla quantità in termini di tempo di lavoro impiegato Nella produzione della merce e dalla qualità e difficoltà di tale lavoro.
b)Prezzo nominale: la moneta con cui viene pagato il prodotto o il lavoro, esso dipende dal prezzo reale ma su di esso influiscono ulteriori Fattori.
Sul prezzo nominale o naturale infatti agiscono tre diverse variabili: i) il lavoro, ii)il profitto dei fondi: cioè il guadagno percepito dall’investimento dei fondi e tale fattore influirà maggiormente sul prezzo quanto Maggiore sarà il rischio assunto dall’imprenditore, ed infine iii)la rendita dalla Terra, cioè la rendita che una persona percepisce per il fatto di possedere un terreno consentendogli lo sfruttamento produttivo.
Il prezzo di mercato a sua volta è determinato dalla domanda del prodotto in vendita, secondo la legge secondo cui se la domanda supera l’offerta il prezzo si alza ma se l’offerta supera la domanda il prezzo si abbassa. Il prezzo, pertanto, secondo Smith, tende naturalmente a stabilizzarsi sul valore naturale: infatti se si abbassa il prezzo di mercato si avranno dei tagli netti negli investimenti e nel lavoro che faranno diminuire l’offerta, ma se si alza il prezzo del mercato ci saranno nuove persone che eseguiranno il lavoro per produrre tale merce e di conseguenza aumenterà l’offerta.
IL COMMERCIO INTERNAZIONALE E LIBERO SCAMBIO.
Il sistema del commercio ha una particolare caratteristica che permette un grande beneficio, ovvero il fatto che questo permette ad un paese di importare ciò che manca per soddisfare i propri bisogni e di esportare ciò che non trova sbocco nel mercato interno. Per mezzo del commercio, dunque, è possibile uno sviluppo di attività al massimo livello ove le merci prodotte superino la richiesta del mercato interno.
Il commercio internazionale e il libero scambio comportano ad un incremento dei profitti e ad un aumento della ricchezza delle nazioni, ad esempio, la scoperta dell’America ha arricchito l’Europa non per l’importazione dei metalli preziosi ma per l’ampliamento dei mercati. Per quanto riguarda le restrizioni alle importazioni delle merci che si possono produrre nel paese, tali restrizioni possono portare potenzialmente ad un beneficio diretto delle attività di produzione nazionale.
Tali restrizioni alle importazioni tuttavia alterano il funzionamento della mano invisibile e interferiscono con le leggi naturali del mercato, quella che venne definita lex mercatorum, determinando due effetti negativi: è conveniente produrre una merce con mezzi propri se il costo dell’importazione è minore, dall’altro non è utile allo sviluppo del mercato indirizzare l’attività produttiva verso un prodotto impedendo la produzione di un altro che avrebbe potuto dare maggiori profitti.
Per quanto riguarda il protezionismo e l’autarchia peraltro, avevano già dimostrato di non essere degli strumenti efficaci di economia politica un esempio potrebbe essere quello del sacro Romano impero di Carlo V 1519-1.556. nessuno stato aveva sino ad allora accumulato tanti quantità di oro ed argento e controllato territori così vasti; il nuovo mondo aveva inoltre fatto entrare in Europa prodotti sconosciuti quali mais, cacao, peperoni ,zucche, patate, fagioli e pomodori. Eppure l’impero non resse: cominciò un inesorabile declino sino alla sua disgregazione e la Spagna rimase in uno stato di arretratezza economica dalla quale ha cominciato a risollevarsi solo pochi decenni or son.
Le cause della decadenza furono la particolare natura chiusa ed autoritaria delle istituzioni spagnole e le barriere al commercio imposte dalla corona che diede in monopolio le tratte trans oceaniche a una corporazione di mercanti di Siviglia. Costoro fecero in modo che la monarchia ricevesse oro e argento e tributi in abbondanza e lì tesaurizzasse o impiegasse in guerra ma impedirono qualsiasi forma di libero scambio. Anzi, la Spagna impose ostacoli anche tra colonie E Colonia. Queste politiche restrittive impedirono Il sorgere di una classe borghese.
Tutto ciò era ben chiaro anche David Hume ,contemporaneo di Adam Smith ,che nei propri scritti “of commerce” del 1752, “of the balance of trade” del 1752 e “of the jealousy of trade” del 1758, racchiusi in quelli che vengono definiti “discorsi politici” di David Hume demolisce le credenze protezionistiche e mercantilistiche. Il grande filosofo empirista scozzese infatti scrive contro “La gretta e tossica” opinione (doxa) che fa guardare con sospetto lo sviluppo al benessere degli Stati confinanti, basata sull’idea in base alla quale sarebbe impossibile per uno stato essere prosperoso senza danneggiare qualcun altro; egli ritiene che “l’incremento delle ricchezze del commercio di un qualunque nazione, piuttosto che causare un danno, di solito favorisce i paesi limitrofi nell’acquisto di ricchezze di commerci”.
L’esperienza secondo Hume, dimostra che <<dove viene garantita la libertà di scambio tra le nazioni, è impossibile che l’economia interna di ciascun paese non riceveva uno stimolo positivo dai progressi degli altri>>
Di questo Hume aveva avuto un evidenza empirica: prendendo l’esempio dello sviluppo della Gran Bretagna nei due secoli precedenti il filosofo empirista notò che all’inizio la merce è importata dall’estero con nostro grande disappunto perché pensiamo che essa ci privi della nostra moneta ma in un secondo momento le competenze stesse vengono gradualmente importate a nostra evidente vantaggio. In poche parole, viene spazzata via l’erronea convinzione che il commercio serva a tesaurizzare e si spiega così la teoria della concorrenza come diffusione della conoscenza che sarà poi alla base del principio e del pensiero di Friedrich von Hayek.
<<Sono pochi gli inglesi che non pensano che la loro nazione sarebbe completamente rovinata se i vini francesi fossero venduti in Inghilterra talmente a buon mercato da soppiantare tutta la birra e di liquori distillati sull’isola: ma niente sarebbe più innocuo e probabilmente più vantaggioso. Ciascun nuovo acro di vigneto piantato in Francia lo scopo di fornire vino in Inghilterra renderebbe necessario ai francesi l’acquisto del prodotto di un campo inglese coltivato ad avena e Grano per il loro proprio sostentamento: ed è evidente che saremmo noi ad avere la risorsa di maggior valore(teoria dei vantaggi comparativi)>>
A questo segue Smith secondo cui <<è una regola di condotta di ogni prudente Pater familias quello di non cercare mai di fabbricare a casa ciò che costerebbe più fare da soli che comprare. Ciò che è prudenza nella condotta di una famiglia privata non può essere di certo follia nella conduzione di un grande regno>>
° Prendiamo ad esempio un fatto concreto, ripreso dall’avvocato De Nicola: se un paese è più efficiente di un altro -ad esempio – in due produzioni comunque gli conviene specializzarsi in una. Ad esempio poniamo che il Portogallo possa produrre una bottiglia di vino con 5 ore di lavoro ed un chilo di pane con 10 ore punto l’Inghilterra produce la stessa bottiglia in 3 ore e il chilo di pane in un’ora, sembrerebbe allora che all’Inghilterra convenga produrre tutto a casa. Invece il costo del Portogallo per produrre il vino sebbene più alto che in Alpione è più spesso basso rispetto al pane. Però ogni bottiglia prodotta il Portogallo dà via mezzo chilo di pane mentre all’Inghilterra basta un terzo di kg. Pertanto il Portogallo ha un vantaggio comparativo nel produrre il vino mentre l’Inghilterra Lo ha nel produrre il pane. Se Londra e Lisbona scambiano vino e pane uno a uno, il Portogallo convertirà le 10 ore che ci vogliono per produrre il pane per fare due bottiglie di vino. E anche l’Inghilterra ci guadagna perché per importare due bottiglie di vino dal Portogallo in cambio di 2 kg di pane ci dovrà mettere due ore di lavoro mentre per fare una bottiglia di vino ce ne deve impiegare tre e quindi con lo scambio immaginato convertirà le tre ore per sfornare 3 kg di pane e alla fine si troverà con una bottiglia in più perché ne importa due e un chilo di pane in più perché gliene avanza uno. Ecco qui la teoria dei vantaggi comparativi spiegata senza le complesse formule matematiche utilizzate dagli odierni economisti.
LE IMPOSTE
Adam Smith considera l’ esistenza delle tasse con realismo: esistono in quanto servono per pagare spese pubbliche imprescindibili per lo stato.
Tuttavia esse devono conformarsi ai famosi 4 principi:
1)Ogni suddito deve contribuire a mantenere il governo in stretta proporzione al reddito
2)L’imposta che ogni individuo è tenuto a pagare deve essere certa e non arbitraria. Tempi modi ed entità del pagamento devono essere chiari e semplici per il contribuente e per ogni altra persona.
3)Ogni imposta deve essere riscossa nel modo e nel tempo più comodi per ogni contribuente.
4)Ogni imposta dovrebbe essere tale da sottrarre ale tasche del popolo il meno possibile oltre a ciò che fa entrare entrare nel tesoro dello stato.
Riguardo alla teoria dei sentimenti morali.
La teoria di Smith (4) si concentra sulla cooperazione nel piccolo gruppo, nel quale le interazioni tra uomini sono dirette e personali mentre la “Wealth of the Nations”( la ricchezza delle nazioni) si occupa della cooperazione nelle relazioni interpersonali di mercato. Questa opera si fonda sull’intuizione secondo cui la vita di relazione organizzata nella società è la natura stessa dell’esistenza umana. L’uomo è dotato pertanto di una immaginazione morale attraverso cui immaginiamo cosa provino gli altri punto La morale si sviluppa nell’interazione con gli altri e cercando delle forme di condivisione con il prossimo secondo l’enunciato io giudico la tua vista attraverso la mia vista la tua ragione attraverso la mia ragione. A fondamento del comportamento umano in tutti i suoi aspetti Smith pone il bisogno di essere amati e amabili cioè l’esigenza di essere rispettati, accettati , stimati , riconosciuti da altri esseri umani, nonché la capacità di osservarsi mediante la prospettiva di uno spettatore imparziale. Grazie a questa capacità di autosservars l’uomo raggiunge una buona condotta naturale che gli fa gestire le passioni. Lo spettatore imparziale è quello che altri filosofi chiamano “la coscienza” e le passioni insane, sono il frutto spesso della solitudine. La società e la conversazione sono i mezzi migliori per raggiungere la tranquillità.
Nella natura umana secondo Smith convivono due principi: la simpatia e l’amor di se stessi. Smith utilizza il termine sympathy per indicare il sentimento di empatia in generale cioè sentire in consonanza con gli affetti di un’altra persona. La simpatia è uno dei principi fondamentali della natura umana al di là del maggiore o minore egoismo dei singoli e su di essa si fonda la possibilità del giudizio etico. In aggiunta, ad fortiori, all’amore di sè Smith riconosce un significato positivo: non è solo egoismo, ma anche la fonte di sentimenti , Nobili ,di grandezza.
Di Daniele Luigi Filippo
Note
1[Adam Smith, La ricchezza delle Nazioni, Libro IV, Capitolo 2]
2Adam Smith , La ricchezza delle nazioni Libro 1, cap. 2.
3Aristotele, La metafisica, tà metà tà fisikà libro I: w ànthropos zoòn politikòn estì